C'è una cosa che ho imparato negli anni, ed è che gli allevamenti cambiano. Cambiano le specie, gli interessi, le priorità e, spesso, cambiano anche le persone che ci sono dietro.
Guardando indietro, il mio percorso è stato tutto tranne che lineare.
Per anni mi sono dedicata principalmente alle piante tropicali, poi sono arrivate le chiocciole giganti africane, poi i primi gechi, gli auriculatus, i ciliatus, gli AFT, i leopardini.
Ogni fase mi ha lasciato qualcosa, ogni specie mi ha insegnato qualcosa e non rinnego nulla di quel percorso. Anzi, probabilmente non sarei qui oggi senza tutte quelle esperienze.
Eppure, a un certo punto, ho iniziato a rendermi conto che qualcosa, in me, stava cambiando.
Mi accorgevo che passavo sempre più tempo a leggere di specie poco conosciute, a osservare comportamenti naturali e a cercare informazioni su animali che quasi nessuno sembrava considerare interessanti e, allo stesso tempo, sempre meno tempo a interessarmi a nuovi morph, nuove combinazioni genetiche o nuove selezioni.
Non c'è nulla di sbagliato in questo approccio, semplicemente ho capito che non era ciò che mi emozionava davvero.
Quello che mi affascinava era altro, era osservare una specie per quella che è, capirne il comportamento, studiarne gli adattamenti, ricostruirne il microhabitat e imparare qualcosa che non sapevo il giorno prima.
Poco alla volta ho iniziato a vedere i miei animali in modo diverso, non come progetti da migliorare o trasformare ma come specie da conoscere e preservare.
È stato allora che ho iniziato a interessarmi sempre di più ai microgechi Molti di loro sono poco allevati, alcuni sono quasi sconosciuti e altri rischiano semplicemente di essere ignorati perché non hanno colori appariscenti o caratteristiche particolarmente commerciali. Eppure spesso nascondono comportamenti straordinari e storie evolutive incredibili!
Più imparavo a conoscerli, più mi rendevo conto di quanto fosse facile che queste specie passassero inosservate, eppure la conservazione inizia quasi sempre dalla conoscenza. È difficile proteggere qualcosa che nessuno conosce o interessarsi a un habitat, a un ecosistema o a un territorio quando non si sa nemmeno quali animali lo abitino.
Forse è anche per questo che sento così forte il desiderio di raccontare queste specie.
Ogni persona che scopre un microgeco per la prima volta è una persona in più che potrebbe interessarsi alla sua storia, al suo ambiente e alle sfide che affronta in natura. Non credo che un allevamento possa cambiare il mondo da solo ma credo che diffondere curiosità e conoscenza sia uno dei primi passi per far sì che, un giorno, sempre più specie e sempre più habitat ricevano l'attenzione e la tutela che meritano.
Oggi allevo ancora alcune delle specie che hanno fatto parte del mio percorso perché mi hanno insegnato troppo perché possa dimenticarle ma la direzione che ha preso Atthis' Secret Garden è ormai chiara: è una direzione fatta di curiosità, osservazione e rispetto per gli animali e per ciò che sono.
E soprattutto della convinzione che anche le specie più piccole e meno appariscenti meritino di essere raccontate.
Forse è questo, più di ogni altra cosa, il cambiamento che ha definito il mio allevamento... non una nuova specie, non un nuovo progetto di selezione, non una prospettiva di fama o guadagno ma un nuovo modo di guardare gli animali.