Questa pagina non è da intendersi come unico modus operandi per gestire il letargo delle vostre chiocciole e non vuole neanche essere un incitamento a provarci. È semplicemente un insieme di informazioni reperite da diverse fonti che ho deciso di riassumere e unire per provare a dare un po’ più di chiarezza su quest’argomento che è stato ingiustamente reso un tabù da cosiddetti "esperti di chiocciole".
Se volete avventurarvi nelle procedure di induzione del letargo vi consiglio vivamente di fare ulteriori ricerche. Trovate le fonti nella pagina di gestione generale.
Il letargo è un processo fisiologico comune a tutte le specie di chiocciole, sia nostrane che non, che permette loro di sopravvivere a momenti in cui le condizioni ambientali sono sfavorevoli.
Esistono due tipi di letargo, differenziati solo dai parametri che li causano e dal periodo dell’anno in cui avvengono. L’estivazione avviene nei mesi estivi in cui le temperature sono troppo alte e gli ambienti sono quasi totalmente privi di umidità.
La bruma avviene invece in inverno. Le chiocciole, infatti, si rintanano per svariati centimetri sotto il livello del suolo per proteggersi dal freddo e lì si ibernano.
Quando la chiocciola percepisce che le condizioni ambientali stanno diventando sfavorevoli alla sua sopravvivenza il suo sistema nervoso centrale invia un neuropeptide, chiamato buccalin-2, a tutte le regioni adibite al controllo fisiologico dei diversi organi. Ciò innesca una cascata di fosforilazioni reversibili degli enzimi metabolici e delle proteine funzionali che porta a un progressivo rallentamento delle funzioni vitali e a un successivo raggiungimento di condizione ipometabolica, comunemente detta letargo.
Prima che il letargo possa effettivamente cominciare bisogna però che il gasteropode liberi completamente il suo intestino. Dei rimasugli di cibo nel tratto intestinale marcirebbero e porterebbero l’esemplare a morte certa. Esso smette infatti di mangiare per 7-10 gg circa al fine di spurgarsi completamente, poi procede a ritirarsi nel suo guscio e a creare un “tappo” di bava sull’imboccatura, detto epifragma. L’epifragma si indurisce progressivamente col tempo e impedisce all’aria di entrare e uscire dal guscio, mantenendo il giusto grado di umidità e di calore a contatto col corpo della chiocciola che, chiusa nel suo guscio, prende il nome di opercolata.
In questo stadio il battito cardiaco è estremamente rallentato, ridotto al minimo, ma non del tutto assente, esattamente come le funzioni metaboliche. La chiocciola, infatti, anche durante il letargo perde parte del suo peso.
Esistono diverse scuole di pensiero riguardo al letargo in cattività. Alcune affermano che è una pratica assolutamente da evitare perchè inutile e rischiosa, altre che è meglio forzarla in quanto allunga la vita e altre che lasciano le chiocciole libere di gestire le ipotetiche ibernazioni come meglio credono.
In cattività si è comunque soliti fare effettuare solo brume in modo da far riposare la chiocciola affinché sia attiva durante la stagione riproduttiva.
Sono molte le testimonianze di allevatori che, nonostante mantenessero i giusti livelli di temperatura e umidità, hanno assistito a chiocciole entrate in bruma apparentemente senza motivo. Secondo la comunità scientifica i motivi sono diversi. Può essere che il repentino abbassamento della pressione atmosferica inneschi la bruma in alcuni individui particolarmente sensibili. Alcuni esemplari seguono invece il proprio bioritmo e decidono di ibernarsi indipendentemente dalla qualità delle condizioni ambientali. Altri, semplicemente, sono geneticamente deboli e non riescono a resistere.
La bruma può essere effettuata in sicurezza solo da chiocciole di almeno un anno. Piccoli e sub-adulti, così come individui deboli o malnutriti rischiano di andare in letargo e non risvegliarsi mai più.
Quando si trova una chiocciola opercolata si possono seguire due strade in base alla scuola di pensiero che si ritiene più corretta: è possibile lasciarla come la si è trovata oppure spostarla.
Nel primo caso bisognerà mantenere la temperatura alla quale l'esemplare ha deciso di opercolarsi e si smetterà di nebulizzare.
Nel secondo si afferra delicatamente la chiocciola e la si posiziona, interrata, in un contenitore opportunamente areato con temperature simili a quelle della teca. Il terriccio andrà mantenuto meno umido rispetto al solito in quanto troppa umidità nel substrato potrebbe far risvegliare la chiocciola che rischierebbe di morire di freddo.
Il peso dell'animale va tenuto monitorato di settimana in settimana. Se essa perde più del 10% del suo peso iniziale va svegliata subito con un bagnetto tiepido riscaldando la punta del guscio e lasciando che sia la chiocciola stessa a spaccare l’epifragma, per poi farla rifocillare di cibi ricchi di nutrienti. Verrà poi rimessa nella sua teca originale, riportata a temperature normali, e a quel punto sarà lei a decidere se restare sveglia o tornare in bruma dopo qualche tempo.
Le tempistiche del letargo sono totalmente soggettive, alcune chiocciole rimangono in bruma per mesi e altre solo per una settimana.
Nonostante il letargo sia, come abbiamo appreso, un processo fisiologico e naturale, è meglio non avventurarsi nel forzarlo, soprattutto se si è allevatori alle prime armi. Rischieremmo di fare più male che bene ed è meglio se lasciamo che le chiocciole si regolino da sole.
Nell'inverno del 2023/2024 ho sperimentato il processo di bruma sulle mie Lissachatina fulica adulte. Gli esemplari erano nel pieno della salute, si erano riprodotti durante l'estate e si nutrivano regolarmente.
Ecco come mi sono mossa:
Ho spento i tappetini riscaldanti a maggio del 2023 e non li ho più riaccesi. In questo modo le temperature hanno cominciato a diminuire lentamente e in modo naturale passando a 25°C verso la fine di settembre per poi calare sui 22°C a metà ottobre e raggiungere i 19°C stabili a novembre.
A partire dal raggiungimento dei 22°C le chiocciole hanno cominciato a muoversi e nutrirsi di meno. A questo punto ho smesso totalmente di nebulizzare lasciando che il terreno rilasciasse lentamente l'umidità e si asciugasse da solo.
Dopo un paio di settimane la teca ha raggiunto i 20.5°C, il terreno cominciava ad essere meno umido del normale e le chiocciole hanno smesso di mangiare.
Dopo dieci giorni, durante la seconda settimana di novembre, le chiocciole si sono opercolate. Il terreno era poco umido ma non asciutto e le temperature in teca erano stabili a 19°C.
Per i mesi successivi non ho nebulizzato o spostato la teca/le chiocciole.
Nei primi di gennaio 2024 ho prelevato le chiocciole per pesarle. Una delle due era calata di peso e ho provato a svegliarla per farla mangiare scaldandole la punta del guscio sotto l'acqua calda. Ho riportato la teca in condizioni ottimali e ho offerto cibo ma la chiocciola si è opercolata nuovamente durante quella stessa notte.
Non ho tentato ulteriori risvegli per non stressare inutilmente gli esemplari.
Verso aprile le temperature avevano nuovamente raggiunto i 23°C. Infatti le chiocciole si sono risvegliate in autonomia, quasi in sincrono, riprendendo a mangiare e ad esplorare con ritrovata vitalità.
A oggi gli esemplari depongono a pieno ritmo, esplorano e si nutrono.